Ibico fu un poeta greco che nacque a Rhegion (oggi Reggio Calabria) intorno al 570 a.C., da una famiglia nobile. Si formò presso la scuola lirica di Stesicoro. Viaggiò molto e visse a Samo alla corte del tiranno Policrate dove incontrò il poeta Anacreonte. Cicerone lo considerò il poeta d’amore più ardente degli altri poeti della Magna Grecia. Si narra che Ibico ideò la Lira Fenicia o sambuca, strumento musicale simile all’arpa, ma molto più contenuto. Circa la sua morte, probabilmente a Corinto, si racconta che: «Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di morte vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro, sorpreso, esclamò: “Guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo accusando gli autori del delitto.» (Plutarco, De garrulitate, XIV) Forse tale leggenda nacque per l’analogia tra il nome del poeta e il nome di una specie di gru.
