Ci sono date che la storia non dovrebbe dimenticare. Una di queste è il 5 novembre 1659, quando una violenta scossa di terremoto colpì la Calabria, provocando una delle più gravi catastrofi naturali del Seicento nella regione.

La terra tremò con una violenza impressionante: le abitazioni crollarono, le mura si aprirono, i tetti vennero giù. Chiese, conventi e palazzi furono investiti dalla forza del sisma. In pochi istanti, interi paesi si ritrovarono davanti a uno scenario di devastazione.

Il terremoto del 1659 interessò un’ampia porzione della Calabria centrale, con effetti particolarmente gravi tra il golfo di Sant’Eufemia e quello di Squillace. Le ricostruzioni sismologiche moderne stimano una magnitudo di circa 6,5 e un’intensità massima del X grado della scala macrosismica.

Soriano Calabro, una ferita profonda

Tra i centri più duramente colpiti ci fu Soriano Calabro, nell’attuale provincia di Vibo Valentia.

La documentazione storica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia restituisce un quadro impressionante: 112 abitazioni crollate e gran parte delle altre gravemente lesionate. Il bilancio umano registrato per il paese fu di 151 morti.

Particolarmente devastato fu il complesso domenicano di San Domenico, all’epoca uno dei luoghi religiosi e culturali più importanti della Calabria. Crollarono parti della chiesa, dormitori, officine e altri ambienti del convento.

La distruzione di questo complesso rappresentò una perdita importante per il patrimonio religioso e culturale del territorio.

Belforte, oggi nel territorio di Vazzano: quattro frati morirono sotto le macerie

Tra le località colpite dal terremoto figura anche Belforte, antico insediamento oggi ricadente nel territorio comunale di Vazzano.

A raccontare la tragedia è una preziosa testimonianza seicentesca contenuta nella relazione redatta nel 1660 da D.A. De Marinis, intitolata Relatione fatta a S.E. sopra li danni che hanno patito molte Città, Terre, & Casali nella Provincia di Calabria ultra, per cagion del terremoto, che seguì la notte delli 5 di Novembre 1659.

Nel documento si legge che a Belforte crollarono numerose abitazioni e che il terremoto distrusse anche il convento dei Padri Agostiniani, provocando la morte di quattro religiosi.

Un passaggio breve, ma di straordinaria intensità, che restituisce il volto umano della catastrofe. Non furono soltanto le case a essere travolte, ma anche i luoghi della fede, della preghiera e della vita comunitaria.

Vallelonga, distrutta la chiesa parrocchiale e la torre baronale

La violenza del terremoto investì pesantemente anche Vallelonga, altro centro delle Serre vibonesi.

La documentazione del Catalogo generale dei Beni culturali descrive una situazione particolarmente grave: 79 abitazioni crollate, la chiesa parrocchiale distrutta e la torre baronale abbattuta. Il centro abitato risultò quasi completamente distrutto.

Non si trattò soltanto della perdita di edifici, ma anche della distruzione di luoghi che rappresentavano il cuore della vita civile, religiosa e amministrativa della comunità.

La torre baronale, in particolare, costituiva un riferimento importante dell’organizzazione del territorio e del potere locale. La sua distruzione testimonia la portata della catastrofe.

San Nicola da Crissa: 93 abitazioni crollate

Anche San Nicola da Crissa subì conseguenze gravissime.

Secondo le schede del Catalogo generale dei Beni culturali, il terremoto provocò il crollo di 93 abitazioni, mentre la chiesa madre riportò danni parziali.

Un dato particolarmente significativo se si considera che, nel Seicento, San Nicola da Crissa era ancora un casale della Baronia di Vallelonga, dalla quale si sarebbe distaccato soltanto nel 1711.

Il legame storico tra i due centri rende ancora più interessante la ricostruzione di quanto accadde in quel territorio: due comunità appartenenti alla stessa realtà amministrativa furono colpite duramente dalla medesima catastrofe.

La devastazione delle Serre e degli altri borghi calabresi

Il terremoto interessò un territorio molto vasto. Argusto, Torre di Ruggiero, Cardinale, Borgia, Dinami, Polia e numerosi altri centri subirono danni alle abitazioni e agli edifici pubblici e religiosi.

A Torre di Ruggiero crollarono 37 case e si registrarono tre vittime. A Camini vennero distrutte undici abitazioni e tre chiese. A Placanica il terremoto provocò anche la morte di una persona, oltre al crollo di edifici religiosi e civili.

Anche Catanzaro fu interessata dalla scossa. La documentazione dell’epoca riferisce il crollo di alcune abitazioni, lesioni diffuse negli edifici e danni importanti al Duomo, al palazzo vescovile e a diversi conventi.

Il quadro che emerge è quello di una tragedia che non risparmiò né i piccoli borghi né i centri più importanti. Intere comunità si ritrovarono improvvisamente senza casa, senza luoghi di culto e, in molti casi, senza i propri familiari.

Le testimonianze che hanno attraversato i secoli

A rendere ancora più preziosa la ricostruzione di questo terremoto sono i documenti storici conservati negli archivi.

Tra le fonti principali figura la relazione redatta da D.A. De Marinis nel 1660, che raccoglie informazioni sui danni subiti dai diversi centri della Calabria Ultra.

Si tratta di una testimonianza fondamentale perché permette di ricostruire l’estensione della catastrofe attraverso il censimento delle abitazioni distrutte, dei luoghi di culto danneggiati e delle vittime.

Le relazioni delle autorità ecclesiastiche e degli amministratori locali documentarono la distruzione delle abitazioni, i danni alle chiese, la perdita di vite umane e le difficoltà delle popolazioni sopravvissute.

Per chi rimase in vita, infatti, la tragedia non terminò con la fine delle scosse. Cominciò una lunga stagione di difficoltà, fatta di abitazioni distrutte, edifici inagibili, povertà e necessità di ricostruire.

Una pagina di storia che la Calabria deve ricordare

Il terremoto del 1659 rappresenta una delle pagine più significative della storia sismica calabrese. Un evento che, a distanza di oltre tre secoli, continua a raccontare la fragilità di un territorio profondamente segnato dai fenomeni sismici.

Soriano Calabro, Belforte, Vallelonga, San Nicola da Crissa e gli altri centri colpiti conservano, attraverso le testimonianze storiche, il ricordo di una tragedia che segnò profondamente il destino delle comunità.

La storia dei quattro frati agostiniani morti a Belforte, delle abitazioni crollate a San Nicola da Crissa e della distruzione della chiesa parrocchiale e della torre baronale di Vallelonga dimostra quanto sia importante recuperare anche le vicende dei piccoli centri, spesso assenti dai grandi racconti della storia nazionale.

Ricordare il 1659 significa comprendere quanto la conoscenza della storia sismica sia importante per il presente. La Calabria ha conosciuto terremoti devastanti e ogni testimonianza del passato rappresenta un patrimonio prezioso per la consapevolezza e la prevenzione.

La notte del 5 novembre 1659 non distrusse soltanto case, chiese e conventi: segnò il destino di intere comunità. Ma dalle macerie di quei borghi nacque anche la tenacia di uomini e donne che continuarono a vivere e ricostruire. Una storia che la Calabria ha il dovere di non dimenticare.

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