Le Ferriere di Mongiana rappresentarono uno dei più importanti poli siderurgici del Regno delle Due Sicilie. Utilizzavano minerali estratti da circa dieci miniere aperte tra la fine del Settecento e gli anni Trenta dell’Ottocento sulle pendici dei monti Stella e Consolino. I principali minerali impiegati erano limonite, molibdenite, pirite ed ematite. Negli altiforni si produceva la ghisa, che successivamente veniva raffinata nei forni bassi per ottenere ferro lavorabile. Per alimentare i forni si utilizzava il carbone ottenuto dai boschi dell’altopiano calabrese.
L’acqua svolgeva un ruolo fondamentale nel funzionamento degli impianti: attraverso dighe, canali e salti d’acqua venivano alimentate le ruote idrauliche e le trombe idroeoliche, che fornivano aria agli altiforni per la fusione dei metalli. Intorno al 1840 erano in funzione 32 trombe idroeoliche capaci di alimentare tre altiforni con circa un metro cubo d’aria al secondo, consentendo una produzione che durava circa dieci mesi all’anno. Le ruote idrauliche azionavano inoltre mantici, laminatoi, cesoie, ribattitrici, maglietti e segherie utilizzate anche per la produzione del materiale necessario alle attività minerarie.
Dopo il 1850, con l’installazione della prima macchina a vapore per l’immissione dell’aria nei forni, fu possibile mantenere attiva la produzione durante tutto l’anno.
Una parte della produzione veniva impiegata nella fabbricazione di armi. Tra le opere più prestigiose realizzate vi furono le catene metalliche del ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, inaugurato nel 1829 e considerato il primo ponte sospeso d’Italia.
Dopo l’Unità d’Italia iniziò il declino del complesso industriale: la Fabbrica di Mongiana fu definitivamente chiusa nel 1864 e, dieci anni dopo, nel 1874, venne venduta all’asta dal governo del Regno d’Italia ad Achille Fazzari. Quest’ultimo tentò di rilanciare l’economia locale con nuovi investimenti, ma non riuscì a riportare Mongiana ai livelli produttivi del passato.
Oggi rimangono soltanto alcuni resti dell’antico complesso, tra cui un altoforno, parte di un condotto ad archi in mattoni e una grande vasca di raccolta delle acque, testimonianze di quello che fu uno dei più importanti centri siderurgici dell’Italia preunitaria.
Il nome storico completo era Reali Ferriere ed Officine di Mongiana, in quanto il sistema industriale comprendeva diversi stabilimenti distribuiti nel territorio. Il motivo per cui oggi spesso si parla genericamente di “Mongiana” è che molti edifici sono scomparsi e il sito più noto rimasto è la fonderia. Storicamente, però, il complesso comprendeva più ferriere e officine, da cui il nome al plurale “Ferriere di Mongiana”.
Il declino delle Ferriere di Mongiana dopo l’Unità d’Italia resta un tema su cui il dibattito storiografico è ancora aperto. Alcuni pensano che sia stato soprattutto un problema economico (impianti vecchi, isolamento, costi alti, concorrenza delle industrie più moderne).
Altri invece sostengono che abbiano pesato di più le scelte politiche dopo l’Unità d’Italia (meno investimenti al Sud, spostamento delle commesse e dello sviluppo industriale verso il Nord).
Ringrazio la nostra guida Alice per per la professionalità e la passione con cui ci ha accompagnati

























