Le risorse si trovano per la difesa e per sostenere l’Ucraina. Ma quando si parla di carburanti, sanità, scuola, salari, pensioni e famiglie, la risposta sembra sempre la stessa: non ci sono abbastanza soldi. È questa la domanda che il centrodestra dovrebbe affrontare.

C’era un tempo in cui il centrodestra italiano aveva una parola d’ordine semplice: «prima gli italiani».

Prima le famiglie, i lavoratori, i pensionati, le imprese e chi non riusciva più a pagare bollette o carburante.

Non era solo uno slogan, ma una promessa politica.

Nel programma del centrodestra del 2022 comparivano impegni precisi: sostegno alla natalità, aumento dell’assegno unico, potenziamento della sanità, riduzione del cuneo fiscale, tutela del potere d’acquisto, riduzione dell’IVA sui prodotti energetici, aumento delle pensioni minime e interventi sulla scuola.

La domanda è inevitabile: dove sono finiti quegli slogan?

Prima gli italiani… ma dopo la difesa?

Il tema non è sostenere o meno l’Ucraina. È legittimo rispettare gli impegni internazionali, le alleanze e sostenere un Paese aggredito.

Il problema nasce quando per alcune priorità le risorse si trovano, mentre per altre il bilancio diventa intoccabile.

Se lo Stato finanzia sicurezza, difesa e sostegno militare internazionale, il cittadino ha il diritto di chiedere:

quanto costa questa politica? Quali sono le coperture? Quali sacrifici vengono chiesti agli italiani?

E soprattutto: perché non si interviene con la stessa determinazione sulle emergenze sociali interne?

Carburanti, sanità e salari

Il programma del centrodestra prometteva di ridurre il costo dell’energia e tutelare il potere d’acquisto. Nella realtà, benzina e gasolio restano una spesa pesante per famiglie e lavoratori, con effetti su trasporti, merci e servizi.

Anche la sanità resta critica: liste d’attesa, carenza di personale e ricorso al privato mettono molte famiglie davanti a scelte difficili.

Lo stesso vale per scuola e salari. Il programma prometteva meno precariato, più investimenti e un taglio del cuneo fiscale. Ma, dopo anni di inflazione, il punto è capire quanto sia davvero cresciuto il potere d’acquisto.

Il lavoratore non guarda solo le detrazioni: guarda quanti soldi restano a fine mese.

Pensioni e famiglie

Il programma prevedeva pensioni minime più alte e maggiore flessibilità. Ma conta soprattutto il valore reale degli assegni, eroso dall’aumento del costo della vita.

Anche la famiglia doveva essere una priorità: più sostegni alla natalità, asili nido, assegno unico e aiuti per figli e disabili.

La natalità, però, non si risolve con i bonus. Servono lavoro stabile, case accessibili, servizi efficienti e salari adeguati.

Quali sono le vere priorità?

Dire che «si trovano soldi per le armi e non per la sanità» è uno slogan. Il bilancio pubblico è più complesso: esistono vincoli, impegni internazionali, spese obbligatorie, debito e regole europee.

Proprio per questo il confronto è necessario.

Se le risorse sono limitate, quali sono le priorità?

Il centrodestra può sostenere che sicurezza e difesa vengano prima. Ma deve dirlo chiaramente e spiegare cosa viene dopo.

Prima la difesa? La sanità? I salari? Le pensioni? Le famiglie? La scuola?

La politica si misura con le scelte. E scegliere una priorità significa stabilire cosa viene rimandato.

Gli italiani hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi e quali obiettivi vengono finanziati.

Il problema non è solo dove siano finiti gli slogan del centrodestra, ma dove sia finito il «prima gli italiani» quando è arrivato il momento di trasformare quelle parole in scelte di governo.

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