La Battaglia di Piazza Duomo rappresenta uno degli snodi cruciali per il successo della Spedizione dei Mille e, di riflesso, per l’Unità d’Italia. Combattuta all’alba del 21 agosto 1860, vide le forze garibaldine scontrarsi frontalmente con l’Esercito delle Due Sicilie proprio nel cuore pulsante di Reggio Calabria. L’azione a Reggio non fu improvvisata, ma frutto di un’attenta tattica militare di avvicinamento. Ecco le fasi che precedettero lo scontro: Lo sbarco: Il 19 agosto 1860, dopo aver assicurato il controllo della Sicilia, Giuseppe Garibaldi sbarcò a Melito Porto Salvo con circa 3.500 Camicie Rosse.

L’avvicinamento: Approfittando del mancato blocco navale e muovendosi di notte, l’esercito garibaldino aggirò i tentativi di intercettazione sostando strategicamente a Pellaro e a Ravagnese.


Le forze in campo: A difesa della città si trovava la guarnigione borbonica comandata dal generale Carlo Gallotti, che poteva contare sul 14º reggimento del colonnello Dusmet e sulla formidabile posizione fortificata del Castello.
Due ore prima del sorgere del sole del 21 agosto, le truppe garibaldine mossero definitivamente verso il centro cittadino. La tattica di Garibaldi prevedeva di penetrare nell’abitato dividendo le proprie forze in due colonne convergenti da lati opposti verso Piazza Duomo, dove si erano schierate le truppe regie a difesa di Palazzo Tommasini.

Lo scontro nella piazza fu feroce e caotico. I garibaldini, forti dell’effetto sorpresa, attaccarono con vigore, accendendo intensi combattimenti ravvicinati. Durante gli scontri, anche i vertici militari furono coinvolti in prima linea: il generale Nino Bixio, al comando della 15ª divisione della spedizione, venne colpito e ferito al braccio sinistro. Nello stesso tumulto rimase ferito anche il patriota reggino Antonino Plutino.

La Resa Borbonica e le Conseguenze
L’impeto dei Mille travolse rapidamente le linee borboniche nella piazza, costringendo una parte dei difensori a ritirarsi verso Villa San Giovanni e l’altra ad asserragliarsi nel Castello.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, constatando la grave situazione tattica, la ritirata dei rinforzi e l’allontanamento delle navi della marina borbonica dalla rada, il generale Gallotti firmò la resa del Castello.

L’impatto storico: Il giorno seguente, 22 agosto, Antonino Plutino venne nominato governatore (prodittatore) della provincia con poteri illimitati per avviare la transizione amministrativa. La caduta di Reggio Calabria non fu solo una vittoria locale: consegnò a Garibaldi il controllo dello Stretto di Messina (portando alla rapida resa anche dei forti di Altafiumara e Torre Cavallo) e aprì definitivamente la strada alla risalita incontrastata verso Napoli, culminata mesi dopo con la proclamazione del Regno d’Italia.

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