La Lega delle Donne Italiane in Argentina ha reso omaggio a Eugenia Sacerdote de Lustig, scienziata italiana di origine ebraica e figura fondamentale della ricerca medica argentina, con l’inaugurazione di una targa commemorativa presso l’Istituto Oncologico “Ángel Roffo” di Buenos Aires.
Nata a Torino nel 1910, Eugenia Sacerdote era cugina del Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Studiò Medicina all’Università di Torino sotto la guida dello storico istologo Giuseppe Levi, insieme ad altri futuri premi Nobel come Renato Dulbecco e Salvador Luria. A causa delle leggi razziali fasciste fu costretta a lasciare l’Italia e si trasferì in Argentina con il marito Maurizio Lustig e la figlia Livia.
In Argentina costruì una carriera scientifica straordinaria, dedicandosi allo studio della poliomielite, del Parkinson, dell’Alzheimer e delle demenze vascolari. Fu inoltre tra le prime ricercatrici a introdurre nel Paese la tecnica della coltura cellulare in vitro, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo della ricerca oncologica moderna. È ricordata anche per aver promosso la vaccinazione antipolio in Argentina, arrivando a vaccinare per primi i propri figli per rassicurare la popolazione sulla sicurezza del trattamento.
L’iniziativa commemorativa è stata promossa dalla Lega delle Donne Italiane, presieduta da Irma Rizzuti, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Argentina. Durante la cerimonia, Rizzuti ha sottolineato come il tributo volesse celebrare non solo “l’eccellenza scientifica” di Eugenia Sacerdote, ma anche la sua storia di donna immigrata italiana, esempio di coraggio e ispirazione per le nuove generazioni.
Alla commemorazione hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e istituzionale argentino e italiano, tra cui Martina Maione Nicoletti, moglie dell’ambasciatore italiano, la figlia della scienziata Livia Lustig, il preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires Luis Ignacio Brusco e la direttrice dell’Istituto Roffo Roxana Del Águila.
Eugenia Sacerdote de Lustig, scomparsa nel 2011 all’età di 101 anni, ha lasciato oltre 180 pubblicazioni scientifiche e un’importante eredità culturale e scientifica, raccontata anche nel libro autobiografico Dagli Alpi al Río de la Plata. Ancora oggi viene ricordata come una delle figure più influenti della medicina italo-argentina del Novecento.