Oggi restano solo pochi ruderi di quello che un tempo fu un importante monastero italo-greco, probabilmente edificato sui resti di un tempio più antico. L’area conserva tracce di frequentazione molto più remote: qui furono infatti rinvenute tombe di epoca greca e monete romane, testimonianza della continuità storica del luogo.
Il nome “Nymphus” non è casuale. Richiama infatti la mitologia greca e romana e deriva dal termine “ninfa”, divinità minore della natura legata a boschi, fiumi e montagne. Questa denominazione non indicava soltanto il monastero, ma anche il casale sviluppatosi attorno ad esso.
Il termine “Tacina”, invece, si riferisce al fiume omonimo e all’intera vallata attraversata dalle sue acque.
Successivamente il monastero fu posto sotto la giurisdizione dei Benedettini di Santa Maria Latina, pur mantenendo una propria autonomia economica e religiosa. Il monastero benedettino di Santa Maria Latina era stato fondato a Gerusalemme nella prima metà dell’XI secolo. Nel 1126 il conte Ruggero affidò ai monaci di Santa Maria Latina il monastero di San Filippo di Agira, in Sicilia. Dopo la perdita della Terra Santa durante la Terza Crociata, gran parte dei monaci trovò rifugio proprio nel monastero di Agira.
Fu da lì che giunse in Calabria San Vitale di Castronovo, monaco siciliano ed eremita, che soggiornò per due anni nel monastero di San Pietro di Nymphus.
Con l’invasione aragonese e il diffondersi della peste, il convento venne abbandonato nel 1479. In seguito divenne una “grangia” dipendente dal monastero di San Filippo di Agira, prima di essere definitivamente abbandonato e distrutto nel XVII secolo.










