Nell’ottavo centenario della nascita di San Francesco di Assisi, Patrono d’Italia, è arrivata per sostare due giorni, dal 4 al 5 marzo 2026, nel Santuario di San Francesco di Paola una sua reliquia per essere posta nella cappella dove sono conservate le reliquie del Patrono della Calabria e della gente di mare.
Come nelle grandi occasioni una folla di fedeli ha accolto sul piazzale antistante la nuova chiesa la reliquia del Santo di Assisi che portata nel tempio c’è stata la concelebrazione di una Santa Messa, presieduta da S.E. mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Emerito di Reggio Calabria – Bova, presente il Sindaco di Paola, Roberto Perrotta, come già evidenziato nel primo servizio pubblicato all’indomani dell’evento; mentre in questa circostanza approfondiamo i contenuti emersi nel convegno svoltosi nella mattinata del 5 marzo 2026, nel salone sottostante la nuova chiesa, sul tema: “Quasi un altro Francesco di Assisi, imitatore ardentissimo del nostro Redentore” con relazioni di Padre Mario Chiarello, Provinciale dei Frati Minori di Calabria, che ha parlato sul tema: “L’ottavo centenario del transito del Patrono d’Italia: storia e significato spirituale”; don Emilio Salatino, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco di Sales” di Rende, che ha trattato il tema: “La Calabria serafica”; Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, che ha concluso parlando sul tema: “L’influenza della spiritualità francescana nella vita dell’eremita paolano”. Ha moderato la docente Angela M. Schiavo.

Anche questo convegno ha dato spazio alla grandezza di questi due santi attraverso gli interventi che ci sono stati in una sala gremita da religiosi e fedeli, ma soprattutto studenti delle scuole di Paola accompagnati dai loro docenti e dalla dirigente della scuola Ersilia Siciliano. Ad aprire i lavori è stato il Correttore provinciale, padre Antonio Bottino, che oltre ad estendere i saluti e ringraziamenti alle autorità presenti, ha tenuto a precisare che l’iniziativa per l’importanza dei due santi costituiva un laboratorio di pace. Infatti entrambi sono stati in tempi diversi paladini e costruttori di pace.
Per il sindaco di Paola, Roberto Perrotta il legame della gente di Paola con il suo santo è molto forte e di conseguenza altrettanto lo è con San Francesco di Assisi suo predecessore nell’insegnamento di valori importanti come l’amore, la carità e la pace, fondamentale soprattutto ai nostri giorni. “Per questo – ha detto il Sindaco Perrotta- abbiamo pensato di invitare il sindaco di Assisi a venire a Paola durante i festeggiamenti che la città riversa sul suo san Francesco nel prossimo mese di maggio in modo da stringere un giusto legame religioso, sociale ed umano”. Mentre la dirigente scolastica Ersilia Siciliano ha parlato della creazione di un “laboratorio della conoscenza”, con l’influenza di Dio, in ambito scolastico, chiedendo la creazione di un “rapporto di gemellaggio” con le scuole di Assisi per essere motivatori influenti di costruttori di relazioni.
Per padre Mario Chiarello, Provinciale dei Frati Minori della Calabria, il suo intervento è stato prevalentemente rivolto agli studenti delle scuole intervenuti a riempire la spaziosa sala adibita a convegnistica all’interno del santuario. Si può dire che sia stato un reciproco dialogo sulla descrizione della figura di San Francesco di Assisi che fin da giovane ha cercato pace e serenità per svolgere la sua missione ed ha agito con il cuore. “Imparate ad ascoltare con il cuore – ha detto padre Mario Chiarello, rivolto ai giovani – costruendo la vostra vita in condizioni di pace e serenità”.

Mentre è toccato a don Emilio Salatino, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco di Sales” di Rende, palare della presenza dell’Ordine dei Minori in Calabria, l’unico e più antico Ordine monastico che da ottocento anni è presente senza sosta nella nostra regione. Una presenza storica iniziata per volontà dello stesso San Francesco di Assisi, che nel 1216 inviò fra Pietro a Reggio Calabria per garantire una presenza dei frati Minori che con il passare del tempo si è diffusa in varie località dell’intera Calabria con la costruzione di conventi e chiese quali riferimenti religiosi per le comunità del territorio. Proprio il convento dei frati Minori di San Marco Argentano ha ospitato per un anno il giovane Francesco alla ricerca della sua identità religiosa e spirituale, da dove iniziò, allontanandosi, la sua scelta di incamminarsi verso una strada, influenzato da Dio, che lo porterà ad essere un eremita, asceta e soprattutto il frate, Santo del valore più alto quale la “Carità”.
Di questo ne ha parlato nella sua relazione, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo emerito di Reggio Calabria-Bova, che ha concluso i lavori del convegno parlando dell’influenza della spiritualità francescana nella vita dell’eremita paolano, che ha trovato motivazioni e certezze con il pellegrinaggio compiuto ad Assisi dopo aver lasciato il convento di San Marco Argentano.
“Francesco di Paola ha imparato da San Francesco di Assisi – ha detto Mons. Fiorini Morosini – ad apprezzare la sua spiritualità e la vita quaresimale, non trascurando l’attenzione alla riforma della chiesa e la centralità del rapporto con il crocifisso. La passione di Cristo per dare un senso alla vita e costruire il bene comune attraverso un’azione sociale. Ha imparato l’impegno per la pace e l’impegno per l’ecologia”.

Altro argomento trattato ha riguardato la ricerca della pace interiore della persona e soprattutto la presentazione della figura di Francesco di Paola, quale eremita nell’incontro con la natura e gli animali, come lo stesso San Francesco di Assisi ha praticato e vissuto, così come l’ascetismo che porta ad incontrare Dio e a rispettare la natura. “Chi ama Dio – ha concluso Mons. Fiorini Morosini – conosce la natura e la rispetta manifestandosi nella sua bellezza”.
Un pensiero che ci riporta, data la profonda riflessione oggetto dell’incontro e della reliquia di San Francesco di Assisi esposta nella cappella della Basilica del Santuario, dove sono raccolte le tante reliquie del nostro Santo Patrono della Calabria, a ricordare la prima poesia scritta in italiano personalmente da San Francesco di Assisi, nota come “Il cantico delle creature” o “Il canto di Frate sole e Sorella luna”. Tra le tanti lodi estraiamo: “Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori di erba”. Dal momento che ci troviamo in tempi di conflitti distruttivi è il caso di soffermarci ancora: “Laudato sii, o mio Signore, per quelli che perdonano per amor tuo e sopportano malattia e sofferenza. Beati quelli che le sopporteranno in pace perché da te saranno incoronati”.

La pace è il bene più grande ed il tesoro più prezioso che l’umanità deve saper conservare e cercare di viverla difronte al flagello bellico che abbiamo oggi sotto i nostri occhi. Ce lo ricorda il nostro San Francesco di Paola in alcune delle sue lettere e regole scritte per il suo Ordine. “Amate la pace che è più grande di qualunque tesoro possano avere i popoli. Fate di tutto per comporre ogni sorta di liti che potrebbero essere sorte tra i fratelli e le sorelle, conducendoli amorevolmente alla vera concordia e pace. Pregate giornalmente per la pace e la concordia dei principi cristiani: essa è tanto necessaria per tutti, che se Dio quanto prima non ci riguarda con gli occhi nella sua santa misericordia, corriamo il rischio di vedere grandi miserie. Pregate perciò Dio per questa intenzione, senza mai stancarvi. La pace è infatti una mercanzia, che merita di essere comprata ben cara”.
Ed ancora altri pensieri ci portano a trovare la pace interiore: “Mettete da parte tutti gli odi e le inimicizie e amate la pace perché è migliore di qualsiasi altro tesoro che possono avere i popoli. Sappiate con certezza che siamo vicini alla fine del mondo e tutto questo, per i nostri peccati che muovono all’ira Dio. Per questo correggetevi per il futuro e pentitevi del passato: Dio è misericordioso e vi aspetta a braccia aperte. Sappiate che se ci nascondiamo al mondo non ci possiamo nascondere davanti a Dio; fate perciò vera confessione se osserverete queste cose come veri cristiani avremo la benedizione e l’aiuto dell’eterno Dio e dalla sua Madre e Figlia, la Vergine Maria. Per tutto questo Dio mitighi il grande supplizio che riceverà la povera Italia a causa della sua cattiveria. Non vi scrivo altro se non che la pace sia con voi”.

Una raccomandazione da non trascurare da parte del nostro San Francesco di Paola: “Liberatevi dall’odio, dal rancore, dall’ira, dal desiderio di vendetta; benedite invece chi vi maledice, e pregate per loro che vi perseguitano. E se qualcuno avrà offeso un altro con insolenze o maldicenze o rinfacciando una colpa si ricordi di riparare al più pesto il suo atto. A sua volta l’offeso perdoni anche lui senza stare a disputare. In caso di offesa reciproca, anche il perdono dovrà essere reciproco, mossi a ciò dalle preghiere e dalle ammonizioni degli altri. Chi pur tentato spesso dall’ira, è perciò sollecito a impetrare il perdono da chi riconosce d’avere offeso, è certamente migliore di chi si adira più raramente ma più difficilmente si piega a chiedere perdono. Chi poi si rifiuta sempre di chiederlo o non lo chiede di cuore, invano sta nel monastero, benché non ne venga escluso… perdonatevi scambievolmente in modo tale da dimenticare il torto ricevuto”.
Da questi due colossi della Chiesa, San Francesco di Assisi e San Francesco di Paola, che vediamo uniti oggi nella cappella delle reliquie della Basilica del Santuario di Paola troviamo che bisogna manifestare il coraggio di una testimonianza forte indirizzata al mondo: “Costruiamo la Pace per realizzare la profezia biblica del profeta Isaia, visto lo scempio distruttivo provocato dal male degli uomini senza cuore”.