Intorno all’XI secolo, per sfuggire alle incursioni saracene, i bizantini, provenienti dalla Sicilia, fondarono le c.d. Motte, dal francese “Mote” che significa “fortezza”. Nel reggino le principali erano cinque: Motta Santo Niceto (nei pressi di Motta San Giovanni), Motta S. Agata (tra Cataforio e S. Salvatore), Motta S. Quirillo o Cirillo (presso Terreti), Motta Anòmeri (nei pressi di Ortì) e Motta Rossa (nei pressi di Gallico).
Nelle due foto dell’appassionato escursionista e bravo fotografo Antonio Aricò, è inquadrata la chiesa di S. Nicola che si trova a Motta Sant’Agata.
Questa antica fortezza si trovava tra i borghi di Cataforio e San Salvatore. Prima che esistesse la fortezza, il territorio fu abitato dai greci e dai romani, ciò è attestato dal ritrovamento di monete, tombe e ceramiche. La fortezza bizantina fu occupata successivamente dagli arabi, dai Normanni, dagli Svevi, Angioini e Aragonesi. Fu distrutta dal terremoto del 1783. Sull’antica rupe di questa fortezza, denominata dai Siciliani “susa”, che vuol dire “in alto”, si trovano i ruderi di due chiese, quella di S. Basilio e quella di S. Nicola. Quest’ultima aveva l’altare orientato ad est, come tutte le chiese bizantine. Ad Oriente sorge il sole, i bizantini con il loro modo di costruire gli altari si riferivano all’Ascensione di Cristo. La chiesa era costituita da un’unica navata con la presenza di 4 cappelle che appartenevano alle famiglie nobili Agatine. La navata era separata dal presbiterio da un iconostasi, cioè una parete divisoria decorata, che serviva per separare il presbiterio dal resto della navata dove prendevano posto i fedeli laici. L’iconostasi è tuttora utilizzata nelle chiese di rito ortodosso. Sotto la navata c’erano le cripte utilizzate per la sepoltura degli ecclesiastici. Nelle foto sono inquadrate le cripte

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