Nel cuore della Calabria bizantina del X secolo, allora parte del tema dell’Impero bizantino, nacque una figura destinata a lasciare un segno profondo nella spiritualità dell’Italia meridionale: San Bartolomeo da Rossano (ca. 980–1055). La sua vita si colloca in un periodo di transizione, segnato dalla compresenza di cultura greco-bizantina e influenza latina, nonché dai rapporti tra l’Impero bizantino e il Sacro Romano Impero.

Fin da bambino mostrò una forte inclinazione per la vita monastica, tanto che a soli sette anni fu affidato ai monaci bizantini del monastero di San Giovanni Calibyta a Caloveto, uno dei numerosi centri monastici italo-greci della Calabria. A dodici anni si recò all’abbazia di Montecassino, importante centro del monachesimo latino, dove conobbe San Nilo il Giovane (910–1004), figura chiave del monachesimo italo-bizantino. Profondamente colpito dalla sua personalità, decise di seguirlo a Serperi nel 994, conducendo per circa sei anni una vita ascetica fatta di preghiera, digiuno e studio.

Nel 1000 accompagnò Nilo a Roma in un momento politicamente delicato: si trattava di intercedere presso l’imperatore Ottone III (980–1002), con la mediazione di Papa Gregorio V (996–999), in favore di Giovanni Filagato, l’antipapa Giovanni XVI (pontificato 997–998). Durante questo viaggio, nei pressi dell’attuale Grottaferrata, secondo la tradizione agiografica i due monaci ebbero una visione della Vergine Maria, che indicò loro il luogo in cui fondare un monastero.

Dopo la morte di Nilo nel 1004, Bartolomeo assunse la guida della comunità e portò a compimento la fondazione dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, divenendone abate. La chiesa fu consacrata nel 1024 da Papa Giovanni XIX (pontificato 1024–1032). L’abbazia divenne uno dei principali centri del monachesimo greco in Italia, mantenendo il rito bizantino pur essendo in comunione con Roma.

A Grottaferrata Bartolomeo si distinse anche come autore. Compose numerosi inni liturgici in greco e, nel 1032, redasse la sua opera più importante: la Vita di San Nilo, fondamentale fonte storica per la conoscenza del monachesimo italo-bizantino. Di grande rilievo è anche il Typicon, che regolava la vita liturgica e disciplinare del monastero secondo la tradizione orientale. I manoscritti prodotti sotto la sua guida sono tuttora conservati nella biblioteca dell’abbazia, tra le più importanti d’Europa per la tradizione greca.

Godette della stima di diversi pontefici, tra cui Benedetto VIII (1012–1024), Giovanni XIX e Benedetto IX (pontificati alterni tra 1032 e 1048). Si impegnò attivamente nella carità verso i poveri e svolse un ruolo di mediazione in conflitti tra poteri locali, come la controversia tra il principe longobardo Guimaro V di Salerno (regno 999–1052) e il duca di Gaeta Adenolfo d’Aquino. Le fonti agiografiche gli attribuiscono anche numerosi miracoli, sia in vita sia dopo la morte.

Morì intorno al 1055 e fu sepolto accanto a San Nilo nell’abbazia di Grottaferrata. Tuttavia, nel corso dei secoli, le sue reliquie sono andate perdute. La sua eredità resta viva nella tradizione monastica, nella produzione letteraria e nella continuità del rito bizantino in Italia, testimoniata ancora oggi dalla comunità di Grottaferrata.

La figura di Bartolomeo da Rossano rappresenta così un ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità bizantina e contesto latino, incarnando un modello di vita in cui contemplazione, cultura e impegno storico si fondono in modo esemplare.

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