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San Filippo d’Jiriti

Nov 9, 2021

Chiamato pure S. Filippo d’Jiriti (o Iriti/de Gruti/de Mirrisi), prendeva il nome della contrada in cui fu fondato, nel territorio di Pellaro. Ed è proprio qui, sulle colline alle spalle di questo paese, a 3 km circa dal centro abitato di Pellaro, sulla sponda destra del torrente Fiumarella, ai piedi di Motta San Giovanni, che ancora oggi si possono notare i ruderi dell’antico monastero, accanto alla chiesetta ricostruita nuovamente circa 150 anni or sono.

La nascita di questa sacra istituzione ha origine antiche. Nel seconda metà del VI secolo, un giovane uomo di nome Filippo, di discendenza siriaca, fu commissionato dal Papa dell’epoca (dai documenti ufficiali non ci viene specificato il nome), di recarsi nell’isola siciliana ad allontanare gli spiriti demoniaci presenti ai piedi dell’Etna. Durante il suo viaggio da Roma fece tappa in varie zone del paese, tra cui a Reggio Calabria, subito prima di approdare a Messina per poi recarsi ad Agira. Fu proprio in questa città, dove svolse gran parte della sua vita apostolica, che egli venne sepolto e fu chiamato appunto San Filippo d’Agira o d’Argirò. La devozione e il culto verso questo santo ci venne tramandato proprio dai popoli siciliani, che, scappavano dall’isola siciliana, rifugiandosi sulle coste calabresi, per sfuggire alle invasioni dei popoli saraceni.

Nella Chiesa attuale è presente una statua lignea (alta circa 2 m realizzata a Firenze nel 1918 per un ex voto di Vitaliano Scambia con obolo popolare e restaurata circa 10 anni fa) raffigurante San Filippo che tiene legato alla catena un creatura demoniaca. Si deduce quindi che tale monastero appartenga all’ordine dei basiliani. Esso viene citato nei testi delle Decime dal 1274 al 1434, e la cospicuità delle somme versate ne definisce il benessere e l’opulenza che aveva al tempo. Qualche secolo dopo (passò in commenda ai prelati secolari), esattamente nel 1457, succede Atanasio Calceopulo (che definisce il monastero come “de Gruti” e lo ubica a circa 2 km da Motta San Giovanni, direzione mare) ed il monastero è decisamente in declino: vi dimora solamente un anziano monaco di nome Verzanofro, mentre l’abate abita lontano da esso, e nei pressi del monastero e intorno ad esso vi sono soltanto animali da pascolo.

Nel 1473 come prelato è presente il monaco Giovanni, che nel 1475 lo accorpa al monastero di Sant’Antonio del Campo. Il secolo successivo, nel 1551 viene ispezionato dal Terracina, che riferisce che il monastero è custodito da un abate di origine greca di nome Barnaba Catanoso insieme a due monaci, che tengono l’abbazia in ottime condizioni celebrando regolarmente la funzione con rito greco (quest’alternanza di condizioni denotano che il convento veniva custodito a seconda all’interesse dei monaci che vi risiedevano). Poco dopo, nel 1555, Catanoso rinuncia all’incombenza del monastero; esaminando altri documenti del Vaticano si evince che dopo di lui si susseguirono Giovanni del Guerreco fino al 1577, Aurelio Saviniano da Bologna fino al 1579, e successivamente l’abate don Giulio Cesare Minutolo, ovvero figlio di Giovanni Minutolo, barone di Motta San Giovanni negli anni a cavallo fra il 1561 ed il 1564, come testimoniato nel “Visita di D’Afflitto”, un testo risalente al 1595. Sempre dal” D’Afflitto” sappiamo che nel 1594 è opportuno apportarvi delle ristrutturazioni in seguito ai danneggiamenti provocati dalle invasioni turche; ci vengono anche riportate alcune annotazioni del convento: la chiesa misura 7,50 per 4,50 m circa, che la festa del Santo viene celebrata il 12 maggio di ogni anno(la festa del Santo non si celebra più da circa 30 anni e la data della ricorrenza è il 26 maggio. Le uniche manifestazioni festive si svolgono nel mese di agosto a cura Qualche anno dopo, quando nel 1628 Giulio Cesare Minutolo muore, l’alto prelato passa l’incarico del monastero alla Comunità Latina di Reggio.

È dell’arcivescovo Francesco Converti nel 1888, l’ultima notizia degna di nota, che sottolinea come sia la chiesa che il monastero fanno parte (come oggi) della parrocchia di Pellaro-Lume.

Le informazioni sono tratte dalla pagina facebook: Monastero San Filippo Pellaro Reggio calabria.
Le foto sono di Domenico Marra, tratte dal web.

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