C’è un fenomeno curioso nella società italiana: ci si abitua a tutto. Anche a ciò che, fino a pochi anni prima, sarebbe sembrato semplicemente inaccettabile.
Prendiamo il prezzo della benzina. La soglia dei 2 euro al litro, che un tempo avrebbe fatto gridare allo scandalo, rischia progressivamente di trasformarsi in una nuova normalità. Il prezzo sale, supera determinate soglie, poi magari scende di qualche centesimo e improvvisamente scatta quasi un sospiro di sollievo.
Ed ecco il paradosso: la benzina resta intorno ai 2 euro, ma sembra quasi una buona notizia.
È il vecchio meccanismo dell’assuefazione. Prima ci si indigna per 1,60 euro, poi per 1,80, quindi si superano i 2 euro. Quando infine il prezzo torna poco sotto quella soglia, ciò che ieri appariva carissimo viene percepito come conveniente.
Ed è qui che entra in scena quello che, provocatoriamente, potremmo chiamare il “popolo bue”: non il cittadino incapace di comprendere, ma una società che rischia di essere progressivamente abituata ad accettare come normale ciò che normale non era.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto il pieno dell’automobile.
Il costo dei carburanti entra direttamente o indirettamente nel prezzo dei trasporti, della distribuzione delle merci, dei servizi e, in ultima analisi, nel bilancio delle famiglie e delle imprese. Per questo la discussione non dovrebbe limitarsi alla domanda: “La benzina è scesa di qualche centesimo?”
La domanda dovrebbe essere un’altra:
come siamo arrivati a considerare accettabile pagare circa 2 euro per un litro di benzina?
Bisognerebbe poi guardare con attenzione alla composizione del prezzo alla pompa: costo industriale, margini, IVA e accise. Solo conoscendo quanto pesa ciascuna componente è possibile discutere seriamente delle responsabilità e delle eventuali possibilità di intervento.
Invece il dibattito pubblico rischia spesso di fermarsi alla superficie.
Due euro e dieci? Protestiamo.
Un euro e novantanove? Tiriamo un sospiro di sollievo.
Ma sempre due euro sono.
È questa forse la vera vittoria: non aver reso economica la benzina, ma averci abituati al suo nuovo prezzo.
E così, mentre il portafoglio si alleggerisce a ogni pieno, il “popolo bue” guarda il tabellone del distributore, vede qualche centesimo in meno e torna a casa quasi soddisfatto.
Perché qualche volta il modo più efficace per far accettare un prezzo elevato non è convincere qualcuno che sia basso.
È abituarlo lentamente a considerarlo normale.