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C’era una volta l’Europa

Nov 8, 2022

L’Europa delle guerre, delle divisioni, del colonialismo, nella prima metà del Novecento, ha saputo esprimere il peggio di sé.
Mezzo secolo che esordisce con “Cuore di tenebra” di Conrad, ma finisce, grazie a Dio, con “Il piccolo principe” di Saint-Exupéry (“nel suo pianeta c’è una rosa…”).
La seconda metà del Novecento il pianeta Europa prende un’altra traiettoria, accetta di non essere più il centro del mondo, si pone a servizio di un percorso di pace e di prosperità, con una tavola di valori condivisa e volontaria: dal Trattato di Roma alla Costituzione Europea.
Questo nuovo volto dell’Europa appare incredibile: il suo fascino non è utopistico, ma tangibile, graduale, persino lento.
L’elogio della lentezza (che lo scrittore Milan Kundera ha onorato con uno dei suoi romanzi più affascinanti) è quasi l’elogio della stessa democrazia: nessuna nazione, nessuna regione, nessun popolo ha mai percepito questa convergenza verso l’Unione come una imposizione, una prevaricazione, una forzatura.
Persino l’unificazione dei singoli paesi europei, avvenuta tra il medioevo e la fine dell’800, è stata, spesso, un insieme di atti imposti, talvolta violenti e oppressivi, compresa l’unificazione dell’Italia, di cui riparleremo nel prossimo numero. L’unificazione dell’Europa no.
È un fatto assolutamente stupefacente e inedito. È una dimostrazione di maturità, gentilezza, civiltà, che promuove e sviluppa in modo più pieno le lontane radici della nuova Europa, nata dalla Rivoluzione francese, con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, approvata tra il 20 e 26 agosto 1789 a Parigi.
Pochi anni prima, principi analoghi erano stati adottati nella Dichiarazione di indipendenza dei 13 stati fondatori degli attuali Stati Uniti d’America, il 4 luglio 1776.
Ma è giusto prendere coscienza che per lungo tempo quei principi in Europa sono stati sospesi tra le reti della Sala della Pallacorda: la brusca interruzione dell’esperienza repubblicana in Francia, la quasi contemporanea caduta della lunga (e per molti secoli l’unica in Europa) esperienza repubblicana a Venezia, ogni parvenza di democrazia viene praticamente soppressa.
Una storia sofferta e dolorosa, evocata dalla nuova Costituzione Europea nel preambolo: l’Europa, ormai riunificata dopo esperienze dolorose…E un po’ più avanti: i popoli dell’Europa sono decisi a superare le antiche divisioni…
Questa storia di dolore raggiunge il suo apice con le dittature nazi-fasciste e le antiche divisioni giungono a costruire monumenti scismatici come il muro di Berlino e la cortina di ferro.
Il preambolo non tace su questi temi oscuri e inquietanti: la storia non si deve ripetere.
Il filo spezzato che attingeva la propria origine ideale dalla creazione della moderna democrazia liberale in Francia e negli Stati Uniti viene riattivato e restaurato, rafforzato con nuovi trattati, nuove convenzioni, nuovi accordi pacifici e volontari. Nessuna ombra di invasione, prepotenza, arroganza.
Il quadro di una politica intesa come arte del governo e di gestione del bene comune assume, con la Comunità Europea prima e con l’Unione più recentemente, una fisionomia finalmente coerente con le premesse e le “promesse” dei padri della democrazia. Compreso il diritto alla felicità, che, nella Dichiarazione di indipendenza viene esplicitamente associato al diritto alla vita e alla libertà:
“All men are created equal …and they are endowed with certain unalienable rights,that among these are life,liberty and the pursuit of happiness”: tutti gli uomini sono creati uguali … e sono dotati di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
Questo è il cammino di quasi ottanta anni dalla fine dell’orribile Seconda guerra mondiale e del nazismo, del fascismo e della egemonia crudele del Giappone sui paesi dell’Asia orientale, punteggiata da massacri inauditi.
Ma ora che la guerra è tornata, l’esperienza compiuta finora con l’Unione Europea ci deve dare la forza (e la speranza) che tutto ritorni nell’alveo nel quale abbiamo goduto di vivere finora. Prof. Romano Toppan Docente di Economia del Turismo e della Cultura

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