Nel settembre del 1944, mentre l’Italia settentrionale era stretta nella morsa dell’occupazione nazi-fascista, la città di Bassano del Grappa fu teatro di una delle mostruosità più feroci della Seconda Guerra Mondiale. Il 26 settembre 1944, trentuno giovani partigiani vennero impiccati agli alberi di uno dei viali principali della città, trasformando un luogo di passeggiata urbana in un macabro teatro di terrore propagandistico.
A partire dal 20 settembre 1944, le forze armate tedesche — affiancate da reparti collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana, tra cui la Legione Tagliamento e le Brigate Nere — sferrarono una massiccia offensiva contro le formazioni della Resistenza arroccate sul massiccio del Monte Grappa.
Denominata in codice Operazione Piave (Unternehmen Piave), la manovra coinvolse oltre 10.000 uomini pesantemente armati con l’obiettivo di annientare le brigate partigiane (Garibaldi, Matteotti e formazioni autonome) che disturbavano le linee di comunicazione e di rifornimento dell’esercito tedesco nel Triveneto.
La sproporzione delle forze e la tattica della terra bruciata travolsero la linea difensiva partigiana. Il bilancio complessivo del rastrellamento fu tragico: oltre 500 morti tra partigiani e civili, interi villaggi inceneriti e centinaia di prigionieri catturati per essere deportati nei lager o destinati alle ritorsioni pubbliche.
Fra i prigionieri catturati sul Grappa, trentuno giovanissimi partigiani vennero condotti a Bassano del Grappa. La maggior parte di loro era composta da ragazzi di vent’anni o poco più, strappati alle montagne o ai paesi della pedemontana vicentina e trevigiana.
Nel pomeriggio del 26 settembre, i comandi di occupazione tedeschi orchestrarono l’esecuzione con una precisa e crudele volontà di intimidazione verso la popolazione locale:
- Un cappio per ogni albero: A ciascuno dei 31 lecci del viale delle Fosse venne agganciata una corda.
- La modalità dell’impiccagione: I giovani vennero fatti salire sui cassoni di alcuni camion con le mani collegate dietro la schiena. Una volta stretto il cappio al collo, i veicoli vennero fatti ripartire improvvisamente.
- L’ostentazione della barbarie: I comandi nazi-fascisti imposero che i salmi e i corpi rimanessero appesi agli alberi per 24 ore. Sul petto di ciascun caduto venne affisso un cartello con la scritta “Bandito”, vietando a chiunque di avvicinarsi, ricomporre le salme o prestare soccorso a chi ancora agonizzava.
Oggi quel luogo non si chiama più viale delle Fosse, ma Viale dei Martiri della Libertà. Ognuno dei lecci che costeggiano il camminamento panoramico affacciato sulla pianura reca una targhetta in bronzo con la fotografia, il nome, il cognome e l’età dei trentuno ragazzi giustiziati quel giorno.
Per l’enorme tributo di sangue versato e per l’indomito sostegno della popolazione alla lotta di Liberazione, la città di Bassano del Grappa è stata insignita nel 1946 della Medaglia d’Oro al Valor Militare.