Testo e foto di Francesco Procopio (dott. in Storia e Conservazione dei Beni Culturali). E’ esistito in Davoli, oltre al monastero di Sant’Antonino, un altro monastero in località detta Trono, passato alla storia come Monastero di Santa Maria del Trono. Fu un monastero dell’ordine Agostiniani – Zumpano. Francesco Marini, detto Zumpano per il suo paese di origine, Zumpano, provincia di Cosenza, monaco Agostiniano. Per una vita di più regolare osservanza, insieme ad altri monaci, con il consenso del Cardinale Egidio da Viterbo, nel 1507 ottenne il permesso di vivere una vita monastica e religiosa come desiderava. Questo movimento di riforma ebbe molto seguito in Calabria, sorsero tanti conventi con tanti monaci, denominati Agostiniani-Zumpani. Nell’elenco che fa P. FIORE di questi conventi, c’era anche DAVOLI, insieme ad altri 22, tra i quali Soverato, Stalettì, Montepaone ed Argusto, che formavano la provincia monastica della Calabria Ultra. Il Monastero Santa Maria del Trono “Fu fondato il 7 giugno 1565, con il consenso del vescovo di Squillace mons. Alfonso de Villalobos (1549-1568) dagli “habitanti di detta terra di Davoli, li quali alla fundatione hanno dato per loro divotione quello [che] bisognava per la fabrica”. La chiesa era lunga palmi 80, larga palmi 40 e alta 50. Nel convento “serrato con claustro attorno” dimoravano “per mancamento di frati” tre sacerdoti, un laico professo e un serviente. Fu abbandonato con la soppressione innocenziana del 1652.“ Nella lista dei Monasteri che furono soppressi dalla riforma Innocenziana ci fu pure quella del monastero del Trono. Da allora in poi fino a quando non verrà eseguita la legge di Gioacchino Murat (1807), legge che sopprimeva gli ordini monastici, la cura del monastero del Trono, con la relativa amministrazione dei beni, venne affidata alla diocesi di Squillace. Oggi del monastero rimangono solamente i ruderi e la statua in marmo, presente sull’altare a lei dedicato nella chiesa matrice di Santa Barbara in Davoli. Fece visita a questo monastero, Tommaso Campanella. Ringrazio Francesco Procopio per questa importante testimonianza!




