Un’antica città, una grande abbazia, un’immagine di Maria SS.ma ritenuta miracolosa.
Prima della fondazione di Taverna Vecchia, esisteva, nella zona dell’attuale Uria (frazione di Sellia Marina) e forse anche nell’area del paese Simeri, una città di nome Trischene durante il periodo della dominazione greca. Con l’arrivo dei Saraceni, gli abitanti si rifugiarono nell’entroterra fondando la città di Taverna Vecchia o Taberna. Tra storia e mitologia si narra infatti di tre sorelle di Priamo (Astiochena, Medicastena e Attilia), re di Troia durante la terribile omonima guerra, che scampati dalla guerra, approdarono sul territorio di Uria. Come narra lo scrittore ed umanista di San Pietro Magisano, Ferrante Galas, nella sua “Cronaca di Taverna” scritta nel 1450, le tre sorelle fondarono tre città (e dunque tre templi) dedicate a loro volta a tre divinità: Athenapolis in onore di Athena, dea della giustizia e forza; Palepolis in onore di Pale, dea della pastorizia e dei campi coltivati; Herapolis in onore di Hera, dea dell’abbondanza. Da qui l’origine del nome “Trischene” dal greco “Treis Schenè”, cioè “tre tabernacoli”. Il nome di Trischene viene anche utilizzato come sinonimo di tre generazioni di uomini (greci, romani, bizantini). Questa città infatti divenne in seguito una colonia romana, molte sono le testimonianze, tra le quali la necropoli, delle cisterne, fornaci e acquedotti. Ampliandosi, lasciò tracce del periodo bizantino, come il sistema difensivo rinforzato all’epoca dei normanni, costituito dalla Torre Baiolardo o Torrazzo di Taverna (nuova) e dai castelli di Sellia e di Simeri, che erano in comunicazione tra di loro. Anche i monaci basiliani, dopo la distruzione dell’antica Trischine (sec. X) si rifugiarono nel paese di Taberna (Taverna Vecchia).
Si narra che la devozione alla Beata Vergine della Luce ebbe inizio la notte del 15 agosto 970. Era il periodo in cui si stava formando la città di Taberna (Taverna Vecchia) ed in una zona della Piccola Sila, una notte, si videro bagliori di luce, grandi fasci di luce che continuarono a manifestarsi anche nelle notti successive. L’8 settembre (festa della natività di Maria SS.ma) dello stesso anno, fu trovato un quadro della Beata Vergine nella zona della manifestazione dei bagliori di luce, precisamente in un fossato. Era opera di due eremiti, ma la gente pensò ad un miracolo e volle costruire una chiesa in zona. L’area si chiamava Peseca e si trova in territorio di Albi. Attorno alla chiesa i basiliani italo-greci di Taverna Vecchia fondarono dapprima un cenobio e successivamente, nel 988, un’abbazia che divenne centro di cultura e cenacolo di santità. Nel 1110 l’abate ebbe il titolo di Archimandrita, cioè Superiore del monastero di rito greco ortodosso. Per 6 secoli l’Abbazia di Peseca fu meta di fedeli. Con l’estinzione dell’abbazia la devozione della Madonna della Luce continuò in una chiesa di San Pietro Magisano intitolata a Maria SS.ma della Luce. Questa chiesa risale probabilmente al 1064, fu ricostruita nel XVI secolo ed elevata a santuario l’8 dicembre 1996. La devozione continua ancora oggi. All’interno ci sono opere pregiate: alcune tele dei secoli XVII e XVIII; un organo dentro una balaustra del XVIII secolo; l’altare maggiore con decorazione ad intaglio del XVIII secolo; un’acquasantiera in marmo verde di Calabria del XV secolo. Dell’Abbazia di Peseca, oggi sono visibili parte del campanile e delle mura perimetrali.

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